L’Islanda potrebbe chiamare gli elettori alle urne già ad agosto per decidere sulla riapertura dei negoziati di adesione all’Unione europea, anticipando di quasi due anni il piano iniziale fissato dalla coalizione di governo. La notizia arriva dall’edizione europea di Politico, che cita fonti parlamentari islandesi secondo cui la data ufficiale verrà annunciata nelle prossime settimane.
Il possibile anticipo della consultazione — originariamente previsto entro il 2027 — si inserisce in un contesto internazionale che ha ridefinito le priorità politiche di Reykjavik. L’imposizione di dazi da parte degli Stati Uniti all’Islanda e alcune dichiarazioni del presidente statunitense Donald Trump sulla Groenlandia hanno alimentato timori e riflessioni sul ruolo strategico del Paese nel Nord Atlantico.
Secondo la commissaria europea all’allargamento Marta Kos, il dibattito sull’adesione sta mutando: non è più solo una questione economica, ma riguarda sicurezza e appartenenza in un mondo di “sfere di influenza” concorrenti. La portata geopolitica, dunque, è considerata centrale da Bruxelles.
Un processo lungo ma non del tutto nuovo
L’Islanda ha avviato i negoziati di adesione con l’Ue nel 2010, ma li ha congelati nel dicembre 2013 su decisione dell’allora governo, che ha sospeso il cammino verso Bruxelles. Successivamente, nel 2015 Reykjavik ha chiesto ufficialmente di non essere più considerata un paese candidato.
Da allora il Paese ha mantenuto relazioni strette con l’Unione attraverso Spazio economico europeo e Schengen, recependo buona parte della legislazione europea, ma senza completare la corsa verso la piena adesione.
Cosa potrebbe decidere il referendum
Il voto previsto ad agosto non sarebbe un’adesione automatica all’Ue, ma una consultazione sul mandato da conferire al governo per riaprire formalmente i negoziati con Bruxelles. Se gli islandesi dovessero votare “sì”, Reykjavik potrebbe dare il via a una nuova fase di colloqui in vista dell’ingresso nel blocco comunitario.
La trattativa, qualora riaperta, potrebbe procedere con celerità rispetto ad altri Paesi candidati: l’Islanda è parte dello Spazio economico europeo e della zona Schengen, e aveva già completato 11 capitoli negoziali su 33 prima della sospensione del 2013.
Conteggi, pesce e ombre storiche
Nonostante i progressi tecnici, restano nodi politici rilevanti. In particolare, i diritti di pesca — settori chiave dell’economia islandese — sono sempre stati al centro delle negoziazioni con Bruxelles. Tuttavia, dopo la Brexit, alcuni analisti ritengono che il tema possa pesare meno rispetto al passato.
In ogni caso, anche con un voto favorevole da parte dell’elettorato, servirebbe un ulteriore referendum finale al termine dei negoziati prima di poter formalizzare l’ingresso nell’Unione.
La probabile consultazione islandese si inserisce in un momento di fermento sull’allargamento europeo, con Bruxelles impegnata anche su piani di integrazione per altri Paesi candidati dell’area balcanica e dell’Est. L’Islanda, piccolo Paese senza esercito ma con una posizione geografica strategica, potrebbe così diventare un simbolo di come le priorità geopolitiche e di sicurezza influenzino i percorsi di integrazione.

